La “Cultura” oggi e nel passato

Il web e la morte del senso critico ( quello per cui i filosofi si sono bruciati il cervello per millenni). E’ come se ad un tratto fossero fruibili al mondo intero, ignoranti e dottori, tutti i quadri e le opere d’arte del mondo, indistintamente, così, senza un ordine cronologico e senza spiegazioni. Da una parte è cosa buona e giusta. Dall’altra c’è chi dirá ” a me piace quello” “a me quell’altro” “ma è osceno!” “non si capisce” ” che schifo quello che disegna facce come cubi” è più bello quello di quell’altro” galleggiando in questo modo tra osservazioni lecite ma insensate ai fini della vera comprensione dell’arte. Tutti parlano senza in realtà dire nulla e poi tanto nessuno chiederà loro conto di tali affermazioni. Anzi. Le vocine dei pochi competenti saranno coperte dal berciare di urlatori improvvisati.Ecco a cosa servono le scuole, le università, i libri. Si comincia dai graffiti primitivi, dall’Egitto, dalla Grecia Attica e studi solo quello prima di passare all’argomento successivo, approfondisci, altrimenti perdi il filo logico. Chi di noi non ricorda il disappunto di un’interrogazione andata male perché il prof ci aveva chiesto cose fatte mesi prima giá dimenticate. Eh giá, ma aveva un senso.Insomma, per lo meno al liceo, prima di arrivare a Picasso ci metti cinque anni, per dire. Ecco. Invece qui tutti devono dire la loro per qualsiasi cosa. Politica, affari, finanza, scienze sociali senza capirci un cazzo; è un diritto, capisco. Ma quelle che sono le risorse infinite del web in cui, finalmente il materiale della cultura è a disposizione di tutti, stanno diventando un’arma a doppio taglio, come forconi in mano ai dotti e penne agli analfabeti. Io a questa storia che “ognuno puó dire quel cazzo che gli pare” comincio a non credere più, anzi, mi fa paura. Torniamo a scuola, riapprendiamo la capacità di snocciolare un argomento e di approfondirlo fino all’osso prima di azzardare connessioni interdisciplinari che lasciano il tempo che trovano.Ecco. Prendersela, per esempio, con il poliziotto che ha ucciso l’attentatore perchè tanto è nato in un paese che sgancia bombe su Aleppo mi pare che possa decretare la morte del senso critico e il bisogno ahimé di ricominciare da zero e tornare a quel mondo antico in cui prima di dire qualcosa bisognava essere coscienti di saperlo fare, in cui andare fuori tema era un terreno scivoloso dove si avventuravano solo i geni, ecco. E Buon Natale.

Leonardo Pieri
Leonardo Pieri Il discorso è interessantissimo e per questo verremo bannati da Facebook.

Guardando al mondo antico ci si deve ricordare però di come era veramente la situazione: studiare era una cosa esclusivamente per ricchi e potenti.
All’unità d’Italia, per esempio, la percentuale di analfabeti era attorno al 78%. Noi siamo abituati a considerare l’istruzione, la cultura e l’arte come cose accessibili a tutti, ma questo è stato vero (forse!) solo per i pochissimi anni che vanno grossomodo dal ’68 a qualche anno fa (quando l’Università ha cominciato a costare cifre veramente importanti anche da noi).
E questo vale solo per l’Italia e l’Europa: in America l’istruzione è sempre stata un problema già a cominciare dal College… posti come Harvard o Yale sono off limits (a meno di non indebitarsi a vita con le banche).

Tutto questo per dire: ok, oggi c’è una insopportabile confusione e superficialità in giro, ma siamo sicuri che prima fosse meglio? Ecco, al momento io rispondo di no.
Prima la cultura era qualcosa di simile alla religione: dovevi fidarti dei Grandi Sacerdoti Del Sapere, per diventare a tua volta Sacerdote dovevi rimanere nella stessa linea di pensiero, e comunque dovevi avere un rango che ti permettesse l’accesso al Tempio. Poi però i Sacerdoti, mediamente, per una cosa vera te ne dicevano una falsa… ma tu la prendevi per vera e la riportavi per vera a tua volta.
Ora che sulla musica mi posso difendere, posso certificare che mi sono state dette un monte di cazzate a scuola, e che ci sono un monte di cazzate anche sui libri (quelli veri, quelli importanti!)… e che ancora in Conservatorio e nelle Università se ne continuano a dire, perché tanto nessuno mette in discussione niente.

Vabbè, mi fermo qui (per ora!) se no mi bannano davvero… 😀

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